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Voice To Play

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Workshop alla scoperta dello strumento voce


 

A cura di Armando Polito

Info e prenotazioni:  +393389817360

 


Premessa:

Che cos’è la voce? Attraverso quali meccanismi è in grado di veicolare messaggi?  Quanto c’è di consapevole in questo? Domande tutt’altro che scontate. La voce è uno strumento formidabile, in grado di evocare praticamente qualsiasi cosa. Un mezzo espressivo totalmente immediato e privo di sovrastrutture, manifestazione momentanea, profonda ed inequivocabile del  proprio sé, proiezione nel mondo circostante senza alcun tipo di setaccio. Ci vuole estremo coraggio per intraprendere un viaggio profondo alla riscoperta della propria voce.

In principio:

Agli albori della sua storia l’uomo ha imparato prima a ballare e poi a cantare. L’uso della voce e la pratica del canto sono in sé qualcosa di estremamente naturale. Sono attività radicate nella nostra stessa storia evolutiva. Diversamente, l’uso performativo della voce al servizio di un’ esigenza espressiva durante un gesto artistico, diventa atletismo e materia di studio. Imparare a cantare  significa riappropriarsi di abilità già presenti nel nostro funzionamento biomeccanico e renderle sempre più disponibili e consapevoli. Troppo spesso purtroppo, esse sono  appannate e sovraccaricate da fattori di provenienza culturale e da una serie di abitudini motorie e posturali correlate alla storia del nostro personale vissuto, capaci di agire come rumore di disturbo durante l’attività musicale legata al canto.

Riscoperta…

Ma a questo punto come riscoprire? Come collegare l’ immaginazione al suono della voce? Come riappropriarci di naturalezza anche in fase di performance? Come allenare il nostro orecchio? Come sviluppare una solida conduzione ritmico-corporea? come acquisire nuove capacità e possibilità sonore in fase di emissione vocale? La mia attività si sviluppa ed articola nel costante tentativo di trovare risposte a questo tipo di domande, trasformatesi nel tempo in vere e proprie emergenze dal punto di vista didattico. La voce risiede in un corpo. L’intero corpo quindi può essere usato e allenato per diventare più performante durante il gesto vocale e musicale. In una prospettiva del genere la tecnica vocale moderna è certamente affrontata e sviluppata con accuratezza, ma diventa solo la pagina di un panorama molto più ampio che è la musica.

Tempo e aspettativa:

Spesso, quando si comincia a studiare, si incorre nell’aspettativa di risultati immediati o, peggio,  entro una scadenza di tempo. A quel punto il nostro personale grado di appagamento delle aspettative ci fa sentire capaci di valutare se continuare o interrompere il percorso intrapreso. Ebbene questa attesa incessante legata al fattore tempo va in qualche modo accantonata, dimenticata, congelata all’interno di una bolla per non creare disturbo alla nostra crescita. Perseguire un obbiettivo didattico è un lavoro che attraversa le caratteristiche assolutamente uniche di ogni allievo. E’ Per questo motivo che ha poco senso parlare di metodi. E’ di gran lunga più efficace avvalersi di metodologie che incontrino le caratteristiche di ogni persona. In sintesi ciò vuol dire “customizzare” ( = personalizzare) i percorsi formativi.     

Obbiettivi e finalità:

Il lavoro è indirizzato a cantanti, attori e musicisti. L’obbiettivo è conoscerci sul piano didattico e provare a farvi avere una prima esperienza di uso consapevole del vostro strumento vocale. Cercheremo di affrontare le attività coinvolte nel canto moderno. Non è richiesta nessuna preparazione di base. L’incontro dura due giornate e viene concordato durante il weekend. Importante premessa per questo workshop è sapere che lo studio del canto non si risolve in un incontro di durata prestabilita. Esso, per sua natura, si affronta in maniera costante come pratica, all’interno della quale ognuno ha dei tempi assolutamente personali per acquisire nuove capacità e crescere.

 

Materiale richiesto:

 

  • Uno o due brani a vostra scelta con base.
  • Solo per gli attori un monologo teatrale a scelta da sapere a memoria.


Argomenti trattati

(Clicca sui titoli per approfondire)


La respirazione del cantante –  prime esperienze propriocettive:

In questa prima fase faremo un percorso guidato mirato alla presa di coscenza dei muscoli maggiormente implicati durante la respirazione, nell’intento di permettere al nostro corpo di riappropriarsi dei movimenti più funzionali all’ emissione vocale.

Bio meccanica della respirazione diafframmatica e dello strumento voce:

Un viaggio all’interno del nostro corpo che ci consentirà di comprendere il funzionamento chimico e motorio di tutte le strutture (muscolari, ossee, nervose, tendinee e cartilaginee) che, insieme, costituiscono i nostri apparati respiratorio e fonatorio.

 

 

Sperimentazioni guidate – I “rudiments” dei colori della voce:

E’ possibile intervenire in maniera conspevole sulle qualità sonore che stiamo producendo attraverso la nostra voce? Immaginiamo di avere all’interno del nostro corpo un mixer in grado di modificare le caratteristiche di ogni suono agendo sulle tre manopole degli alti, dei medi e dei bassi. E’ proprio questo il lavoro che svolgeremo in questa sessione…

 

 

Preparare il corpo alla percezione del ritmo per poi “generare” ritmo:

Se credete che il tempo sia semplicemente qualcosa che è sufficiente pensare e contare a mente devo disilludervi subito. Il tempo e il ritmo sono qualcosa che il musicista e il cantante devono necessariamente “incarnare” per potersi sincronizzare all’interno di un gruppo. Questa modalità, da molti chiamata “Internal clock”, ci permette di avere a disposizione un pulsore interno che lavora in back ground lasciandoci più libertà e naturalezza in fase di performance. In questa sessione faremo un training mirato a percepire il nostro internal clock.

“Ascoltare” e “sentire” sono verbi che non hanno il medesimo significato:

Personalmete credo che l’ascolto della musica si possa fare in due modalità: passivo o analitico. L’ascolto passivo è quello che facciamo quando siamo in macchina e ascoltiamo la radio che passa brani casuali. In questo tipo di ascolto non c’è nessun particolare sviluppo immaginativo. Siamo impegnati a distrarci, a staccare i pensieri, a viaggiare con la mente, magari a sognare ad occhi aperti. Tutti aspetti meravigliosi che hanno poco in comune con l’ascolto analitico. Questa seconda modalità appartiene al musicista evoluto, non è una capacità innata e si sviluppa con la pratica. Si tratta di una posizione di ascolto in cui è possibile riconoscere i singoli sturmenti che suonano, il materiele armonico che stanno usando, il valore delle note suonate su di esso, la struttura di un brano, le operazioni e abilità tecniche della voce che state ascoltando. L’ear training è un tipo di lavoro mirato a contattare ed affinare l’ascolto analitico. Affinare questo tipo di ascolto ci consentirà di ampliare il nostro mondo sonoro immaginativo, che influenzerà inevitabilmente l’emissione vocale. Non solo: affinare l’ascolto analitico cambierà per sempre il nostro modo di relazionarci agli strumenti che ci accompagnano durante l’esecuzione di un brano, rendendoci più sensibili e reattivi. Non c’è limite alla pratica dell’era training, non c’è lmite al meglio.

 

 

Lavoro propriocettivo sulla voce, il gioco della performance, e la circle song:

In questa ultima fase del lavoro ci dedicheremo al gesto performativo, cercando di trovare i punti di congiunzione con quanto sperimentato in precedenza. A seconda dell’emergenza del momento lavoreremo sui brani o sui monologhi da voi scelti. Ci avvarremo anche delle circle song, che rappresentano un’ottimo mezzo di sincronizzazione nel gesto musicale. Giocheremo assieme per stupirci di noi stessi alla ricerca di nuove possibilità…

 

 


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