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Workshop alla scoperta della “human beat box”


 

A cura di Armando Polito

Info e prenotazioni:  +393389817360


Le origini …

Prima di parlare di beat box facciamo un salto indietro nel tempo, nell’ America degli anni ’50. La schiavitù è orami un ricordo, il blues è uscito dalle piantagioni di cotone diffondendosi a macchia d’olio. Il popolo di colore ha fatto tantissima strada. Ora i neri sono persone libere e molti di loro sono già musicalmente “colti”. Ormai integrati all’interno del tessuto sociale americano essi hanno mantenuto vivi diversi aspetti della loro “matrice” di derivazione africana: il senso di aggregazione, la cultura del canto, un contatto profondo con il ballo e con il proprio corpo. Ancora le comunità di colore si scontrano, come in un moto perpetuo, con lo spettro dell’insofferenza razziale. Ma i neri si proteggono “tra di loro”, individuando i loro “gerghi”, i loro ritrovi. Nasce così, nelle zone più disagiate, la dimensione del “ghetto” che, per molti , diventa la vera casa, la vera famiglia. Proprio in questa dimensione si fa stradal’esigenza di cantare e ballare “per strada”.

 

“Déjà vu”:


Facciamo ora un salto in avanti… Siamo negli anni ’80. Il panorama musicale è cambiato radicalmente e , con esso, anche il ghetto afro americano. Al suo interno le nuove generazioni non sono musicalmente “colte” ma hanno un grande senso ritmico che li accomuna, voglia di esprimersi e rabbia da liberare. Come in un immenso “déjà vu”, avvenuto molti anni prima, i ragazzi scendono per le strade seguendo il loro senso di aggregazione. Attraverso il canto e il ballo accorciano le distanze e creano legami forti . Ma non ci sono più le chitarre a fare da sfondo. E’ il momento dei mangianastri a spalla che suonano musica elettronica. Cambia l’immaginazione ritmica e sonora. E’ in questo “back ground” che nascono due grandi forme di espressione: il “rap” e la “break dance”. La vita di strada ha dei ritmi frenetici e inesorabili, che influenzano inevitabilmente la velocità di pensiero razionale ed emotivo di chi vi cresce all’interno. Molti “rappers” sentono l’esigenza di raccontare la realtà che li circonda in maniera estemporanea e cominciano ad improvvisarsare i loro testi in rima. E’ la nascita del “freestyle rap”. Ma in strada non ci sono i “DJs” a far andare le basi ritmiche su cui articolare le parole. Nasce a questo punto una nuova “moda”, quella di “fare il verso” alla batteria elettronica per accompagnare i “freestylers”.

Ritorno al presente:


Nel mio personale immaginario è questa l’origine della pratica oggi identificata nel termine “human beat box”. L’espressione “Beat box” (= scatola delle battute) indica una “drum machine”, cioè una macchina “hardware” in grado di generare pattern ritmici (una delle più acclamate è stata la Roland TR-808). I primi che hanno dato il via, all’inizio degli anni ’80, al “beatboxing”, avevano nella loro immaginazione i suoni di questi strumenti elettronici, gli stessi usati per incidere i dischi hip hop. Il gioco era tentare di riprodurli fedelmente con il solo ausilio del microfono, facendo rimanere a bocca aperta tutti gli spettatori. Bisogna pensare alla “human beat box” come una pratica quotidiana inserita tra le normali attività di aggregazione all’interno di un gruppo sociale. In una continuità così incessante il “beatboxing” si è evoluto sempre di più fino a trasmutare in una vera e propria forma d’espressione.

Obbiettivi e finalità:


Il corso è indirizzato a cantanti e musicisti. Non è richiesta nessuna preparazione di base. L’obbiettivo del corso è provare ad avere un’esperienza concreta della pratica della “human beat box” per poi sviluppare le proprie soluzioni ritmiche e sonore suggerite dall’immaginazione. L’incontro dura una giornata e viene concordato durante il weekend.


Argomenti trattati

(clicca sui titoli per approfondire)


Anatomo fisiologia:

Perché affrontare una parte di anatomo fisiologia all’interno di un corso dedicato alla “human beat box”? Spesso, osservado una persona che fa “beat box”, si sperimenta un fenomeno sigolare per cui la percezione visiva va in disaccordo con quella uditiva. Obbiettivo di questa sessione di lavoro è spiegare come lo “human beat box” dissocia i muscoli del vocal tract e della fonazione, creando illusioni psico acustiche.


Preparare il corpo alla percezione del ritmo per poi “generare” ritmo:

Se credete che il tempo sia semplicemente qualcosa che è sufficiente pensare e contare a mente devo disilludervi subito. Il tempo e il ritmo sono qualcosa che il musicista e il cantante devono necessariamente “incarnare” per potersi sincronizzare all’interno di un gruppo. Questa modalità, da molti chiamata “Internal clock”, ci permette di avere a disposizione un pulsore interno che lavora in back ground lasciandoci più libertà e naturalezza in fase di performance. In questa sessione faremo un training mirato a percepire il nostro internal clock.


Fonemi e rudiments dei disegni ritmici:

A questo punto saremo pronti per avvicinarci ai primi “rudiments” di “human beat box”. Lo faremo avvalendoci delle “puzzle drum”, passando attraverso disegni ritmici e fonemi inizialmente semplici e mirati ad un’imitazione ancora grossolana del suono della batteria.

 

Dai fonemi al vocal drum set:

Dopo aver preso confidenza con i “rudiments” passeremo a trasformare progressivamente i suoni in un vero e proprio “drum set” vocale. Per arrivare a fare ciò dovremo apprendere la giusta tecnica microfonica che ci consentirà di rendere i suoni che emetteremo più credibili e vicini al suono reale della batteria. Ogni suono ha la sua tecnica.

  • Suoni di base: Kick, Snare, Hithat, Tom.
  • Suoni acessori: Scratch, Cut off, Utilizzo del rumore dell’aria.
  • Suoni aritenoidei: Basso, rinforzo del Kick.
  • Synth: Tecnica delle labbra, Elementi di canto armonico.


La “human beat box” oggi:

Infine proveremo le applicazioni della “beat box” oggi. In questa ci dedicheremo al gesto performativo, cercando di trovare i punti di congiunzione con quanto sperimentato in precedenza. Giocheremo assieme per stupirci di noi stessi alla ricerca di nuove possibilità… Sperimenteremo le “bass lines” vocali mescolate all’uso della “beat box”. Ci avvarremo anche dell’ausilio della loop station che apre possibilità inesplorate. Utilizzeremo infine la modalità di lavoro delle circle song, che rappresentano un’ottimo mezzo di sincronizzazione nel gesto musicale.



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